Autolesionismo consapevole.

Io non mi son mai vestito da adulto.

La vita scorre, davvero. Siamo a fine giugno, un mese che non riesco capire se sono riuscita a vivere o meno, un mese che non so descrivere.

Dicono abbia bisogno di attenzioni, hanno ragione, faccio di tutto per essere notata, ho una paura infinita di essere dimenticata, dopo quello che mi è successo col mio ultimo ragazzo ho iniziato a riflettere su quanto siano fugaci i sentimenti. Fugaci, illogici, insensibili. 

Amare una persona è un atto egoistico quanto lo è odiarla, è un volersi sentire meglio, un voler trovare nell’altro ciò che sentiamo che ci manca, è un voler sentirci bene. Infondo siamo umani, vogliamo solo un po’ di felicità. Ed è quello che sto vivendo all’ennesima potenza in questo momento, sono disposta a tutto per quei pochi attimi di gioia e euforia pura, sono disposta a farmi male, a buttare via anni di costruzione di me stessa, a deludere chi mi è sempre stato accanto, a fuggire. Sono disposta ad agire con la consapevolezza di perdere, perdente in partenza, ecco cosa sono. E fallirò, sicuramente. Ma forse è proprio quello che cerco, un altro fallimento per poter dimenticare quello precedente e così via, ancora e ancora.

Ah, ho iniziato a fumare. Ho analizzato il fatto, fa sempre parte di quei problemi di insicurezza, avere qualcosa a cui attaccarsi quando non si sa cosa fare può aiutare. 

Sono stata a Torino qualche giorno, da sola. Mi sono resa conto di quanto mi sia difficile stare da sola, mi ha spaventato moltissimo questa mia parte così debole. Tutte le volte che mi rendo conto di non essere così indipendente crollo moltissimo. Ho pianto due ore di fila, seduta su un muricciolo di via Po. Finché una ragazza non si è fermata a chiedermi cosa avessi, ho letto la compassione nei suoi occhi, mi sono fatta schifo. Dovevo alzarmi e andarmene. Ma ho continuato a piangere tutta la mattina. Di cosa piangevo?

Il vero motivo sarà sicuramente stato qualcosa che ancora non ho capito, ne sono consapevole, ma pensando ai mille motivi per cui avrei potuto piangere sono riuscita a trovarne così tanti validi che non riuscivo più a riemergere. Mi sentivo affogare nei problemi. Senza capacità né forza di riemergere.

Ammetto di non starci nemmeno provando, mi lascio trascinare dalla corrente, muovo le braccia solo per tenere la testa su, per il resto lascio che sia il mare a guidarmi.

Ma torniamo al fatto che ho iniziato a fumare, in una città che non conosco, senza sapere dove andare, con le voci in testa che iniziavano a tirarmi in fondo al mare, attaccarmi ad una sigaretta mi riportava alla realtà, mi aiuta a pensare a quello e nient’altro.

Stanotte son tornata dal concerto dei Gazebo Penguins, colonna sonora della mia ultima rottura, colonna sonora di tutto questo dolore. Ero frastornata, stanca, abbattuta.

Mi sono girata una canna e ho fumato dalla finestra di camera mia finché non ho visto la macchina del vicino che risaleva la via. Alle due e mezzo, cosa faceva sveglio alle due e mezzo, solo io posso essere sveglia a quell’ora.

Mi sono accasciata sotto alla finestra, ho finito di fumare e mi sono addormentata là sotto. Mi sono risvegliata verso le tre e mezzo, incredula sul cosa fosse accaduto, mi sono trascinata sul letto e mi sono sentita così pesante. Affondavo nel letto, come in una sabbia mobile, affondavo sempre di più. Non ho più dormito, ma non sono mai stata così riposata. Ho un brutto impulso che mi spinge a dormire di giorno, primo dei molti sintomi di una depressione in arrivo. Ho smesso di ascoltare molta musica. Osservo il soffitto in silenzio finché non dormo.

Ma ora sono così calma. Aspetto solo il prossimo progetto perdente in partenza, aspetto solo di poter buttare via dell’altro amore nei confronti del primo sconosciuto che balla con me.

Mi sento come se non avessi paura di stare male, forse davvero non ho paura di chiudermi in camera a piangere un’altra volta. Forse davvero sono disposta a tutto per un attimo di pura estasi.

In questo momento sono vuota. Ho bisogno di sentirmi ancora piena. Ancora. Ancora.

Confuso, spaccato, fatto, sfatto

Ormai è davvero tanto che non scrivo, o che non lo faccio in modo serio, davanti al pc, col magone allo stomaco. La vita ha preso una direzione strana, quanto incredibilmente veloce. L’ultimo mese è stato un mese all’insegna della disperazione e della distruzione, tutto ciò che poteva crollare è crollato, e io con lui.

Rivivere certe emozioni, sapendo che adesso sono reali, rivivere quella voglia di farmi del male, sapendo che stavolta è tutto vero e che davvero sarei capace di tagliarmi le vene da un giorno ad un altro fa molta paura, ma dà anche una forza incredibile. Potrei stare qua ad elencarvi tutte le cose brutte che mi sono successe, potrei dirvi che sono stata lasciata dalla persona per la quale non mi sono mai sentita abbastanza, potrei dirvi che per un mese ho pianto tutti i giorni, che ho organizzato una fuga, che volevo andarmene, che nel frattempo tutto ciò che era la vita quotidiana si è pian piano sgretolato, che potrei passare l’estate a studiare perché non l’ho fatto durante l’anno, che mi hanno rubato l’unico mezzo con cui potevo spostarmi e che quindi adesso sono relegata in casa, a sentirmi uno schifo, inutile. I miei passano dall’essere seriamente preoccupati all’accusarmi di star sbagliando tutto, senza rendersi conto che già lo so, e già mi torturo da sola con questi pensieri.

In tutto ciò la cosa che più mi sta facendo male è che da sola non riesco a stare, sono stata due settimane senza i miei, i miei amici mi hanno supportata, mi hanno aiutata a vivere una vita “normale”, ma la realtà è che ho bisogno di ordine nella mia vita, non riesco a vivere allo sbando senza stare tremendamente male.

La realtà è che stavo bene, ma come ho iniziato a scrivere ho iniziato a piangere, mi sento così debole e vulnerabile.

Sono in mezzo ad un tornado che sta cercando di cambiarmi ancora una volta, ma continuo a cercare di rimanere attaccata alle cose che amo, che vorrebbero solo staccarsi da me, è doloroso.

Mi guardo allo specchio e mi dico che se sono ancora qua un motivo ci sarà, ma poi sollevo lo sguardo e vedo quegli occhi pieni di lacrime e non capisco cosa ho fatto per meritarmi tutto questo.

Lo so che stiamo tutti male, lo so che la vita non è fatta di rose e fiori, lo so benissimo, ma mi sento ad un punto da dove sarà difficile tornare. Vorrei dimenticare tutto e andare avanti, ma allo stesso tempo non voglio mollare tutto ciò che ho vissuto, sono legata a tutto questo, sono legata, con delle catene che non voglio sciogliere.

Queste due parti di me stanno lottando fra di loro, prevalendo una volta l’una sull’altra, per poi soccombere ancora. Vivo una situazione di schizofrenia e bipolarismo spaventosa, anche adesso son passata dal piangere come una disperata ad essere circa tranquilla.

Tutto ciò che ho vissuto nell’ultimo anno sta riaffiorando in modo violento, come se improvvisamente dovessi a tutti costi rendermi conto di tutto quanto, come se una parte di me volesse mostrarmi tutto ciò che sono riuscita a creare, tutto il male che ho fatto, a me stessa, ma anche a molti altri.

Spero solo nel riuscire a ritrovare un equilibrio, qualsiasi esso sia.

Vado sul letto, a fissare il soffitto.

Aspettando qualche segno divino, o chissà.

 

Fiori di cactus.

Chissà se è l’ennesima canna o se sono proprio io che sto pian piano elevandomi ad una dimensione più alta.

Ma che vertigini da quassù, che sensazioni negative addosso.

Ma ho fatto un reportage fotografico della mia incredibile ultima fuga, il mio ultimo disperato tentativo d’amore che non è andato come volevo, ma forse nel dolore che procurerà ci sarà più accettazione, più consapevolezza.

In fondo anche i fiori dei cactus esistono, anche se di loro rimarrà soltanto il ricordo della loro breve, intensa esistenza.

Anche se di loro sarà più l’assenza della presenza la loro bellezza sarà ferma nella nostra mente.

Ma non so se vorrò mai rivederle queste foto, non so nemmeno come sentirmi adesso.

Ma alla fine un po’ come Dio fermò Abramo subito prima che uccidesse il caro figlio Isacco, perché ormai consapevole della sua devozione, anche io mi sono fermata perché consapevole del poterlo fare, di non aver paura di andarmene.


Fossa.

Mi sto scavando la fossa e mi ci sto chiudendo dentro.

Che sia il passato o il presente non importa, qua tutto sembra volermi male e volermi far star male.

Vivo nella malinconia, aspettando il dolore. Che arriva. Arriva sempre.

Si fotta.

Sono bloccata, bloccata di fronte a questa pagina bianca. Quant’è che non scrivo, quant’è che non mi fermo a riflettere su quello che sto facendo. Sono davvero persa? Sono davvero diversa?

Mi sento così diversa, così irriconoscibile, ma allo stesso tempo così ferma nel mio essere sempre la stessa. Non avrei mai pensato di riuscire a rendermi conto che tutto quello che sono stata, che sono, che sarò, potesse essere nient’altro che un enorme ciclo. Vivo di fasi. Se mi sento diversa, cambiata, è soltanto perché qualcosa di me viene represso per un periodo, se qualcosa sembra sparito posso star certa che prima o poi tornerà a farsi vivo, a bussarmi alla porta. Nel bene e nel male.

Sono tornata ad avere paura dell’amore, ad avere paura di amare, di darmi ad un’altra persona. Sono tornata a sentirmi così piccola, così impotente di fronte ai sentimenti. Non mi sento all’altezza, non mi sento abbastanza. Mi sembra di correre dietro a qualcosa che non raggiungerò mai, mi sembra di essere stata catapultata all’interno di un’enorme giostra che gira, gira, gira e si ferma dove e quando meno te lo aspetti, lasciandoti nella posizione che capita, lasciandoti cadere nel vuoto da altezze che nemmeno immagini.

È incredibile come tutti partano, come tutti siano pronti ad andarsene ed io, sì proprio io, che son sempre voluta fuggire sia ancora qua. Ma fottiti Alice, fottiti veramente.

Non ho la forza, non ho il fisico. Mi nascondo dietro finti atti di coraggio che servono soltanto a farmi sentire diversa, cambiata, forte. Ma forte di cosa, che il senso di autodistruzione che provavi anni fa è sempre più forte, ha soltanto cambiato abito per confonderti. Ha cambiato abito, si è messo una maschera e adesso ti sta prendendo per mano e sta cercando di portarti con lui a ballare, ti sta attirando a sé, ti sta facendo sentire bene per poi colpirti alle spalle quando meno te l’aspetti.

Nemmeno scrivere ti riesce più. Continui a fissare questo schermo, illudendoti di riuscire a tirar fuori qualcosa di buono, illudendoti di avere ancora dentro di te qualcosa che possa valere. Sì, forse ti stai rifugiando nell’alcol, forse vorresti drogarti, forse vorresti perdere la coscienza di te. Lo vorresti fare soltanto perché ti sei resa conto che ciò che pensavi di aver superato è ancora dentro di te, e ciò che eri è ciò che sei adesso. Una fallita. Un’inutile fallita che non riuscirà a realizzare niente.

E smettila di piangerti addosso, non sei abbastanza per quel ragazzo e quando se ne renderà conto tu avrai perso talmente tanto la via che non saprai nemmeno se stare male o continuare a fare quello che stavi facendo, quando anche lui se ne andrà, perché accanto a te nessuno riesce a stare.

No, non voglio uscirne. Voglio stare male, voglio farmi male, voglio tornare a soffrire come una volta. 

E la mia non è una richiesta d’aiuto, il mio è un bisogno di emozioni forti, un bisogno di sensazioni devastanti. Mi sento così piatta, così vuota.

È incredibile come ora sembri tutto così spento, come i colori siano tutti così tristi, come anche la musica improvvisamente non mi dia più soddisfazione, come non capisca se sia innamorata, se ne sento la mancanza oppure se semplicemente mi sto innamorando di un’idea di me. Sono solo una stronza a dire queste cose, perché la realtà è che la paura è soltanto di veder fuggire la persona a cui improvvisamente darei tutto, ma della quale non so e non capisco cosa darebbe a me. Vorrei soltanto poterci stare abbracciata abbastanza tempo da sentirmi sicura.

Credo mi troverò un vizio non troppo insano ma nemmeno troppo sano per poter assolvere al male quotidiano che mi voglio infliggere, così da placare gli istinti troppo alti di autodistruzione.

E niente tutto ciò che ho scritto oltre ad essere inutile e confuso è anche davvero superfluo. Ma si fotta questa vita di merda.